Simone Pillon difende la campagne sessiste, poi paragona l'aborto ai diritti LGBT

Buongiorno miei cari lettori.

In questi giorni il leghista Simone Pillon ha guidato la manifestazione organizzata da ProVita Onlus, manifestazione che aveva uno solo intento, calpestare i diritti umani.

Buon pomeriggio amici. Sono appena stato al Campidoglio esponendo i manifesti censurati di #Provita dell’#8marzo per ricordare al sindaco democratico di Roma che la democrazia si da a parole ma anche coi fatti.
Caro #Gualtieri, mandare gli operai del comune a far strappare i manifesti a favore della vita delle donne non è stato un gesto civile e democratico.
Immagina se una giunta di centro destra avesse fatto cavare i manifesti #LGBT cosa sarebbe successo…
Ah già. Ma voi potete…
Anzi, no. Non potete.
Potere alle donne? Facciamole nascere”.

Questo è il post che Pillon ha pubblicato sul suo profilo Facebook, ma la cosa che non ha sottolineato è stato che questi manifesti sono stati censurati perché ritenuti violenti e sessisti, in quanto sostenevano che l’8 marzo dovesse essere contrapposto all’aborto perché il divieto di scelta delle donne era inteso come un diritto di quelle donne non nate. Però in quelle campagne sessiste fatte dal collega Jacopo Coghe, ricordiamo quella “bella” riunione con i preti ortodossi che giustificavano le violenze sulle donne, non pensavano al diritto di vivere di molte donne o di molte bambine abusate? Dove essere picchiate diventa la quotidianità, dove essere abusate diventa l’incubo di ogni notte?

Gli altri personaggi che hanno partecipato a questa “violenta” manifestazione sono stati: il senatore Luciano Malan (Fratelli d’Italia), la consigliera  regionale Chiara Colosimo (Fratelli d’Italia), i consiglieri comunali Mussolini, Quarzo, Mennuni, Rocca, De Priamo e Barbato (Fratelli d’Italia) e la consigliera regionale Laura Corrotti (Lega).

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