Drusilla Foer: "Diversità è una parola che non mi piace"

Buongiorno miei cari lettori.

La terza serata del 72°Festival di Sanremo ha visto trionfare le venticinque canzoni in gara, ma è stata impreziosita dalla presenza del super ospite Cesare Cremonini che per la prima volta, in venti anni di carriera, calca il palco dell’Ariston e da Roberto Saviano che ha ricordato la strage di Capaci.

La terza serata è stata soprattutto Drusilla Foer, che ha incantato tutti con la sua eleganza, simpatia e ironia con alcune battute che hanno steso i suoi detrattori.  Ovviamente come è stato per Ornella Muti e Lorenza Cesarini, anche Drusilla Foer ha avuto il suo spazio, a fine serata quindi verso l’1:35, con un monologo che non ha girato intorno al tema ma è andato dritto al punto.
Diversità è una parola che non mi piace, ha in sé qualcosa di comparativo e una distanza che non mi convince. Quando la verbalizzo sento sempre che tradisco qualcosa che sento, o che penso. Trovo che le parole siano come gli amanti, quando non funzionano più vanno cambiati, subito.
Ho cercato un termine che potesse sostituire una parola così incompleta.
E l’ho trovata: UNICITÁ.
Mi piace, è una parola che piace a tutti. Tutti noi siamo capaci di notare l’unicità dell’altro, tutti noi pensiamo di essere unici. Facile? Per niente. Bisogna capire di cosa è composta la nostra unicità, di cosa siamo fatti noi. Delle cose belle. Le ambizioni, i valori, le convinzioni, i talenti. Ma i talenti vanno allenati, seguiti, delle proprie convinzioni bisogna avere la responsabilità. Delle proprie forze bisogna avere cura. Non è facilissimo.
Entrare in contatto con la propria unicità è un lavoro pazzesco. Come si fa? Io un modo ce l’avrei. Si prendono per mano tutte le cose che ci abitano. Quelle belle, che pensiamo essere brutte e si portano in alto. Si sollevano insieme a noi, nella purezza dell’aria, nella libertà del vento, alla luce del sole, in un grande abbraccio innamorato e gridiamo ‘che bellezza, tutte queste cose sono io’.
Sarà un figata pazzesca. E sarà bellissimo abbracciare la nostra unicità. E a quel punto io credo che sarà anche più probabile aprirsi all’unicità dell’altro. Ed uscire da questo stato di conflitto che ci allontana. Credi di sì. Io sono molto fortunata ad essere qui, ma date un senso alla mia presenza su questo palco e tentiamo il più grande atto rivoluzionario che si possa fare oggi, che è l’ascolto. Degli altri, delle unicità. Proviamo ad ascoltarci, a donarci ad altri. Accogliamo il dubbio, anche solo per essere certi che le NOSTRE CONVINZIONI NON SIANO SOLO DELLE CONVENZIONI. Facciamo scorrere i pensieri in libertà senza pregiudizio, vergogna e liberiamoci della prigionia dell’immobilità. È orrendo, immaginate se un mondo non ruotasse e fisso stesse. Se tutto il buio fosse buio pesto”.

Un intervento, come ho detto prima, con cui Drusilla Foer è andata dritta al punto, peccato per l’orario di uscita, ma è stato giusto dare spazio prima alle canzoni.

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