Una battaglia di cui nessuno parla, le terapie di conversione

Buongiorno miei cari lettori e benvenuti ad una nuova settimana ricca di notizie e rubriche.

Questa settimana la voglio aprire con l’intervista rilasciata a HuffPost di Sergio Lo Giudice, ex parlamentare ed ex presidente di Arcigay, che racconta l’unico tentativo che c’è stato in Italia per abolire le “terapie di conversione” per le persone omosessuali.
Queste terapie si basano su una convinzione assoluta, che tutti nasciamo eterosessuali e che l’omosessualità sia una malattia indotta dall’ambiente in cui si vive e dai traumi familiari che una persona può subire. Le soluzioni utilizzate sono molto invasive, troviamo teorie pseudoscientifiche, preghiere, esorcismi, ipnosi, ormoni, elettrochoc, percosse, privazione del cibo.
Ricordiamo che in Italia queste pratiche sono del tutto legali e l’unico tentativo per renderle illegali venne fatto da Sergio Lo Giudice.
“Il disegno di legge che ho presentato (reclusione fino a due anni e molta dai 10mila ai 50mila euro per chiunque praticasse le terapie) è decaduto, come è avvenuto per tanti altri disegni di legge tra una legislatura e l’altra. Era il 2016, l’anno dell’approvazione della legge sulle unioni civili, c’era una lunga battaglia in corso sulle questioni lgbt, quindi politicamente non era facile riuscire a trovare spazio per altri dibattiti. Oggi se ne sta riparlando grazie al ddl Zan, ma non c’è un vero e proprio dibattito pubblico sul tema. Non c’è abbastanza attenzione. Per insabbiare il tutto venne usata la scusa che non fosse una priorità, chi dice che non lo è fa ridere, perché cos’è una priorità se non tutelare dei ragazzi minorenni da interventi che tutti gli ordini dei medici considerano non solo inutili, ma anche dannosi per la loro salute psichica? Questi centri che operano in segreto, perché conoscono bene il disvalore scientifico, fanno leva sui sensi di colpa, fanno sentire i ragazzi obbligati socialmente ad adeguarsi al canone eterosessuale. Malta e Germania considerano reato queste terapie e anche Francia e Gran Bretagna sono su questa strada, in Italia il problema è culturale e non solo politico. Dobbiamo capire che queste terapie non sono un’opzione, bisogna costruire consenso sociale. Dal punto di vista legislativo il mio è stato l’unico tentativo, giornalisticamente il tema viene sollevato di tanto in tanto, ma questo non è sufficiente”.

360°NewsGay vi dà appuntamento a domani con nuove notizie provenienti dall’Italia e nel pomeriggio con la rubrica dedicata ai libri a tema LGBT+.

Commenti