Per il National Coming Out Day: James Adcock tra il campo di calcio e la sua sessualità

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11 ottobre è il giorno in cui si festeggia un evento che nella vita di una persona omosessuale, e per i suoi familiari o amici, diventa importantissimo perché ti può far cambiare la vita in positivo o in negativo: sto parlando della Giornata Mondiale del Coming Out.
Di questa giornata ve ne voglio parlare attraverso la storia di uno dei più importanti arbitri inglesi, James Adcock, che vanta ben 500 partite in una carriera che l’ha portato dal livello amatoriale fino alla Premier League.
In un’intervista al podcast dello sport LGBT della BBC, Adcock ha riflettuto sulla sua carriera e perché fosse stato ora il momento giusto per aprirsi alla sua sessualità.
Con un amore infantile per il calcio e un padre che ha arbitrato nella Football League, forse era inevitabile che Adcock trovasse la sua strada nel calcio ma come arbitro, arrivando nel 2016 ad essere nominato nel Select Group 2 dell’EFL, diventando così un arbitro a tempo pineo.
Quando ho iniziato ad approfondire, è stato come ‘Woah, questo è il viaggio che faro’. Tutta la mia vita è ruotata intorno allo sport e al fitness, quindi entrare nell’arbitraggio è stato seguire le orme di mio padre. Gli arbitri non sono robot, non siamo i cattivi del calcio. Accogliamo la passione, ascoltiamo il dramma, ascoltiamo tutti i sentimenti che proverebbe un tifoso di calcio. I momenti migliori sono uscire tra il pubblico nel giorno di apertura, a Natale, per l’ultima partita stagionale. Questo è lo sport migliore del mondo e ci piace tanto quanto chiunque altro. Dai 27 anni ho deciso di non nascondermi e molti mie colleghi lo sanno ed è solo la normalità, anzi molti colleghi mi dicono che sono orgogliosi di me e mi supportano. Non devo indossare una maglietta con su scritto sono James Adcock e sono un ragazzo gay”.

Durante l’intervista Adcock parla di come la gente sappia della sua omosessualità e di come l’accettano, infatti, dice che non è mai stato insultato con epiteti omofobi e non ha nessuna storia in cui ha dovuto combattere o superare l’omofobia.

Oggi Adcock è l’arbitro più importante della Premier League e da tale sta cercando di essere di supportare altri che potrebbero trovarsi in simili situazioni.
Molti arbitri pensano di non poter uscire allo scoperto perché ciò potrebbe influenzare la loro carriera, ma non si è giudicati per la propria sessualità. Bisogna essere sicuri di se stesso per dichiararsi o non dichiararsi.
La mia famiglia, i miei amici e mie colleghi di calcio sono stati così di supporto. Mi piace aiutare altre persone a fare ciò che mi ha reso una persona diciamo di successo. Mi piace prendermi cura di me stesso e aiutare anche gli altri a prendersi cura di stessi. Spero che parlare della mia sessualità non cambi nulla, voglio essere giudicato dai tifosi, dai giocatori e dagli allenatori come arbitro che dirige una partita di calcio e ciò che faccio in campo, e non come arbitro gay e per ciò che potrei fare in privato”.

Cosa possiamo dedurre da questa bella intervista, che il coming out è un passo importante ma non fondamentale nella propria vita, ma sicuramente per farlo bisogna essere sicuri e soprattutto bisogna vivere senza negare di essere quello che si è.

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