Commissione europea apre un procedimento contro la Polonia e l'Ungheria

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L’esecutivo dell’Unione Europea a luglio ha avviato un’azione legale nei confronti di Polonia e Ungheria per le misure discriminatorie e libertà di stampa che, queste due nazioni, hanno adottato contro la comunità LGBT+.
Lunedì il portavoce della regione di Lubelskie ha affermato di aver ricevuto la lettera da parte della Commissione europea, pubblicata da vari attivisti LGBT+ sui social media, in cui afferma che dichiarare territori, luoghi di lavoro o servizi liberi da persone LGBTIQ, costituisce un’azione contraria ai valori stabiliti dall’articolo 2 del trattato sull’Unione europea. Aggiungendo che i finanziamenti del fondo recupero COVID, sarebbero stati sospesi in attesa delle risposte delle regioni sui punti di contrasto.
Questi fondi, circa 1,5 miliardi di euro, fanno parte di REACT-EU (Recovery Assistence for Cohesion and the Territory of Europe).

In questo momento non c’è stata ancora una risposta da parte delle regioni Lubelskie e Malopolska, perché solo recentemente hanno votato per rimanere libere dall’ideologia LGBT, senza dimenticare che in Polonia molti conservatori religiosi vedono la lotta per l’uguaglianza LGBT come un attacco ai valori tradizionali, cercando di evitare quella che vedono come la promozione dell’omosessualità e di altre identità sessuali minoritarie, soprattutto nelle scuole.

Inoltre c’è uno scontro tra la Polonia e Bruxelles sul diritto dell’UE (principio chiave dell’integrazione europea), infatti, ha chiesto alla Corte Costituzionale polacca se la propria Costituzione avesse la precedenza su questo diritto. E il commissario europeo per l’economia Paolo Gentiloni ha affermato che la messa in discussione di questo principio da parte della Polonia sta ostacolando l’accettazione del suo piano dispesa per i fondi per la ripresa.

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