La Barilla dal rifiuto all'apertura agli omosessuali nei propri spot.

Buongiorno miei cari lettori

Ricordate le parole di Guido Barilla, che alla domanda perché non l’azienda non avesse dato ancora spazio agli omosessuali nei propri spot rispose con un “Non fare pubblicità con omosessuali perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca”. 
Parole che scatenarono grandi polemiche e che ebbe una piccola ritorsione con una campagna di boicottaggio.
Ma da quel 25 settembre del 2013 molte cose sono cambiate, infatti, in questi otto anni la Barilla ha iniziato un percorso di apertura verso la comunità LGBTQI+ dando quello piccolo spazio che si chiedeva. 

È chiaro che ho molto da imparare sull’evoluzione della famiglia. In Barilla, abbiamo cura di tutti, senza distinzione di razza, religione, fede, sesso o orientamento sessuale. A tutte le persone – amici, famiglie, dipendenti e partner commerciali, che si sono sentite toccate o offese, chiediamo sinceramente scusa. Nella mia vita ho avuto rispetto nei confronti di tutte le persone che ho incontrato inclusi i gay e le loro famiglie, senza alcuna distinzione”.
La Barilla sembra adesso essere diventato un modello da seguire, accogliendo e tutelando i dipendenti transgender e le loro famiglie, avendo incontri con la comunità Lgbt, promuovendo la diversità e il lancio del “Diversity & Inclusion Board” con un’equipe di esperti che aiutano l’azienda a migliorarsi su tutti i campi di inclusione.
E oggi possiamo ammirare come testimonial del marchio la campionessa dell’Imoco Volley Conegliano e della Nazionale italiana di volley Paola Egonu, dichiaratamente omosessuale dal 2018.

Sarà un vero pentimento o solo una strategia di marketing? A voi le conclusioni.

360°NewsGay vi dà appuntamento domani con nuove notizie dall’Italia e nel pomeriggio con la rubrica dedicata al cinema LGBT. 

Commenti