Buongiorno miei cari lettori.
Stamattina girovagando per il web in cerca di notizie fresche, m’imbatto in una che mi ha sorpreso e ve ne devo assolutamente parlare.
A Mercogliano, paesino in provincia di Avellino, esiste un santuario, dove viene venerato il dipinto della Madonna di Montevergine, chiamata Madonna Nera o Mamma Schiavona perché raffigura la Madonna con una tunica nera con il bambino Gesù in braccio e, come si dice, il quadro fu dipinto da San Luca a Gerusalemme e trasportato in questo paesino dopo tante peripezie.
La festa della Madonna di Montevergine è l’unica che viene ripetuta durante l’anno e si conclude il 12 settembre. I pellegrini solitamente arrivano di sera, sostano ad Ospedaletto d’Alpinolo, da cui il mattino seguente partono per la loro adorazione alla Madonna affrontando la “sagliuta” (salita) composta da 23 gradini che portano fino alla vetta della montagna, cantando: “Chi vo’ grazia ‘a Mamma Schiavona, ca sagliesse lu Muntagnone”.
Alla fine del rito si continua a cantare e a suonare senza mai voltare le spalle alla Madonna.

Vi domanderete il motivo per cui questa festa mi abbia sorpreso.
Il motivo è semplicissimo, nel corso degli anni la Madonna di Montevergine è stata considerata simbolo della tolleranza e vicina, se no protettrice, alla comunità LGBT+, per due vicende:
•Nel 1256 due uomini furono scoperti mentre si amavano e questo fu ovviamente uno scandalo per l’intera comunità che decise di denudarli e legarli ad un albero sul Monte Partenio, affinché, la fame o i lupi porgessero fine alla loro vita. Si dice che la Vergine fu commossa dal loro amore e li liberò, dando alla coppia l’opportunità di vivere apertamente il loro sentimento. Visto il Miracolo, la comunità dovette accettare l’accaduto e da quel giorno gli omosessuali divennero devotissimi della Madonna di Montevergine.
•Molti secoli prima della nascita di Cristo e della diffusione della religione cristiana, alcuni Coribanti (preti eunuchi di Cibele), salirono fin dove oggi sorge il santuario per costruire il loro tempio.
Secondo la tradizione, i Coribanti erano famosi per le loro danze sfrenate e orgiastiche usando vestiti femminili, con tessuti che andavano dal giallo al rosa e si castravano per offrire il loro sesso in dono alla dea per poi poter rinascere con una nuova identità.
Vero o no, a volte è bello crederci, anche se lo scetticismo vorrebbe prendere il sopravvento.
360°NewsGay vi dà appuntamento a domani con nuove notizie, ma vi ricordo di seguire il sito cliccando su SEGUI e se volete, troverete la pagina anche su Facebook, Instagram e Twitter.
FONTE: Senzalinea.it
Commenti
Posta un commento