Buongiorno cari lettori.
Oggi 360°NewsGay affronta un tema molto molto importante, soprattutto in quest anno e mezzo di pandemia.
Sto parlando dell’odio online, meglio conosciuto come cyberbullismo.
Secondo il rapporto A long way to go for Lgbti equality, curata dall’European union agency for fundamental rights, il 15% delle persone LGBT+ nella fascia d’età 15-17 ha subito almeno un episodio di cyberbullismo negli ultimi mesi. Il 12%, percentuale comunque alta, riguarda la fascia d’età 18-24, poi si scende al 9% dai 25 ai 54 per arrivare al 7% per gli over 54.
Anche se gli episodi di discriminazione per identità di genere e per l’orientamento sessuale avvengono principalmente di persona, come leggiamo dalle precedenti percentuali di quest ultimo anno, il cyberbullismo è un fenomeno in crescita e da tenere assolutamente sotto controllo.

“L’uso delle immagini e di testi che rimangono in qualche modo incancellabili, l’abbondanza delle relazioni che si creano in rete e che può moltiplicare gli attacchi subiti, l’anonimato dietro cui si cela l’aggressore sono tutti elementi molto critici, perché se è vero che la paura a denunciare blocca molte vittime di aggressioni in presenza, nel caso del cyberbullismo può essere impossibile mettere in campo una risposta adeguata proprio perché non si riesce a capire da dove provengano gli attacchi”. Spiega Margherita Graglia, psicoterapeuta e autrice di “Le differenze di sesso, genere e orientamento. Buone prassi per l’inclusione (Carocci editore) ”.
Per la dottoressa è necessario fare formazione, innanzitutto la vittima deve sapere che può parlare con un amico, un genitore, un adulto di riferimento e insieme valutare in quale forma denunciare l’accaduto, segnalarlo.

Per questo è anche importante l’ultimo report dell’Unione europea sul codice di condotta dei social network, nel quale emerge che il 33% dei discorsi d’odio riguardano l’orientamento sessuale e l’identità di genere.
Ciò non sorprende la dottoressa Graglia, la quale afferma che la società condanna il razzismo o l’antisemitismo, ma l’omotransfobia è un pregiudizio considerato rispettabile, tollerata quando non incoraggiata nella forma dello scherzo, della battuta. Conclude dicendo un pensiero che tutti si auspicano:
“Da questo punto di vista, è necessario un percorso di crescita sociale e culturale che riguarda prima di tutto gli adulti che in molti casi faticano a individuare e capire gli atteggiamenti omotransgender”.
Il mondo social sappiamo è un posto decisamente pericoloso e le stesse piattaforme spesso non capiscono cos' è giusto e cos' è sbagliato.
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