Associazione Antinoo Arcigay Napoli ammesso come parte civile nel processo a carico di Michele Gaglione
Nella notte tra il 10 e l’11 settembre 2010, tra le strade di Caivano, perse la vita, in seguito ad un tamponamento stradale, Maria Paola Gaglione. Dalle indagini emerse che il pirata del folle inseguimento fu il fratello della vittima, Michele Gaglione, il quale dichiarò che la morte della sorella fu solo un brutto incidente perché lui voleva dare solamente una lezione a lei e a chi l’aveva “infettata” cioè Ciro Migliore, il ragazzo di Maria Paola biologicamente donna ma conosciuto e chiamato appunto Ciro.

Questa tragica morte ebbe una grande attenzione mediatica, soprattutto perché fu palesemente un’aggressione omotransfobica ma anche perché in quel periodo si discuteva molto sulla questione di avere una legge che tutelasse la comunità LGBT+ dal punto di vista penale.
L’udienza preliminare a carico di Michele Gaglione si concluse con un rinvio a giudizio per omicidio volontario della sorella e tentato omicidio nei confronti di Ciro Migliore.
Il processo si celebrerà il 7 aprile di quest’anno davanti alla corte di assise della sezione 1 di Napoli, dove Ciro Migliore, difeso dall’avvocato Giovanni Paolo Picardi, è stato ammesso sia come parte civile per il tentato omicidio sia come compagno della vittima. Non solo è stata ammessa al processo anche l’Associazione Antinoo Arcigay Napoli come parte civile nel processo in ragione del contesto transfobico in cui si “sarebbero” (utilizziamo il condizionale solo per prassi) svolti i fatti.
Sull’ammissione di Antinoo Arcigay Napoli parla la presidente dell’associazione Daniela Lourdes Falanga, che così dichiara:
“Questa non è una vittoria, perché è un dramma immane che coinvolge tutte le persone coinvolte e la parte di quei cittadini che vivono l’inquietudine di essere costantemente irriconosciuti. È il momento della Storia in cui i fatti si leggono oggettivamente, in cui i pregiudizi radicati verso le persone trans ed LGBT tutte si sanano in un’aula di tribunale. Ho creduto fermamente nella giustizia ed ottenere il riconoscimento di costituzione di parte civile va a sostanziare un’Italia che, oggi, non tace e non vuole sminuire più alcun motivo di accusa legato all’omolesbobitransfobia. Dobbiamo andare avanti in questa idea ferma di cambiamento, crederci tenacemente, arrivare a dare sostanza a questa trasformazione con la legge apposita. Siamo grati alla fatica di chi dietro la macchina della giustizia garantisce tutti i cittadini”.
Parole che descrivono come l’Italia piano piano stia riuscendo a diventare una società in cui tutti possono sentirsi cittadini. Sicuramente siamo ancora lontani per acquisire pari diritti, ma iniziare ad avere un riconoscimento dal punto di vista giuridico deve darci la speranza che un giorno ciò accada".
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